In un’era in cui la musica sembra essere diventata il mero sottofondo delle storie su Instagram o dei video di TikTok, il fenomeno dei listening bar rappresenta una controtendenza che incoraggia ancora a sperare che l’ascolto profondo e consapevole e la scoperta di nuove sonorità al di là dei jingle sui social possano ancora trovare il proprio spazio nel mondo. Nati inizialmente in Giappone, si sono negli ultimi anni diffusi a macchia d’olio in tutto il Globo, trainati senza dubbio dal grande exploit registrato soprattutto negli Stati Uniti. Ma cosa sono i listening bar e perché non è scorretto farvi riferimento come a delle vere roccaforti della buona musica?

dj playing analog records.
Susumu Yoshioka//Getty Images

Listening bar: dove nascono e cosa rappresentano

Il concept dei listening bar non è una novità, bensì affonda le radici nel Giappone degli anni Venti, quando cominciarono a nascere i cosiddetti kissaten, locali specializzati nel servire tè, caffè e alcolici. Insieme a dolci e prelibatezze occidentali, i gestori dei locali riuscivano a far arrivare anche vinili di musica jazz, dando avvio al fenomeno dei jazz kissa, all’interno dei quali appassionati, musicisti e giornalisti potevano godere di musica jazz di qualità, sorseggiando al contempo un buon caffè o un saké.

Chiusi in larghissima parte durante la guerra, il boom economico degli anni Sessanta riportò in auge l’industria audio, permettendo a marchi come Pioneer, Sansui e Yamaha di farsi strada nel mercato internazionale dell’Hi-Fi, producendo giradischi, amplificatori, sintetizzatori e drum machine di alta qualità e a prezzi accessibili. Questo permise una nuova fioritura di quelli che sarebbero stati chiamati in seguito listening bar, luoghi in cui l’ascolto attento, profondo e lento della musica si fondeva ad atmosfere soft e design sofisticati. Da Tokyo il fenomeno ha poi cominciato a diffondersi in tutto al mondo, specialmente a partire dal 2010 e trascinato soprattutto da un boom di locali di questo genere negli Stati Uniti, con New York che non poteva non esserne capolista.

Listening bar da scoprire in Italia e nel mondo

Hidden Grovees – Londra

Ispirato all’età d’oro del vinile e alla Virgin Records, questo listening bar di Londra sposa l’atmosfera sobria di un cocktail bar vicino alla stazione di Liverpool Street a un’esperienza d’ascolto unica, grazie anche alle postazioni d’ascolto selezionate e a una varietà di dischi rari e classici di culto, tutto accompagnato da drink ispirati agli album della Virgin Records degli anni Settanta.

Thirty5ive – Marrakesh

Caratterizzato da un design moderno e da un’atmosfera accogliente, il Thirty5ive di Marrakesh fonde il culto per il caffè all’arte e alla buona musica, accogliendo gli ospiti con i suoi vinili a vista sugli scaffali in legno e il suo giradischi.

Eavesdrop – New York

Come già detto, New York ha fatto proprio il fenomeno dei listening bar, divenendo la casa ideale per moltissimi locali di questo genere. L’Eavesdrop è uno di questi, attirando gli audiofili grazie a un sound ricercato, ambiente sofisticato, cocktail e menù selezionati.

Bambino – Parigi

Artistica, musicale e cosmopolita com’è, Parigi non poteva non accogliere il brivido dello slow sound e non fonderlo con la ricercatezza dei sapori e del design. Situato in Rue Saint-Sébastien nell'undicesimo arrondissement, Bambino si ispira perfettamente ai jazz caffè di Tokyo, proponendo miscele pregiate di tè, infusi e caffè, accompagnati dai suoni provenienti dalla consolle in legno della metà del secolo scorso che si erge dietro il bancone e dai quali vengono fatti suonare i dischi del proprietario, per lo più album jazz, hip hop, soul e funk.

33 Giri – Roma

Nel rione Borgo Pio a Roma si trova un locale, gestito da Federica Mercuri e Carlo Scordo, dj e produttore musicale, all’interno del quale poter approfittare di una selezione di 2500 dischi coccolati da un ambiente accogliente e un’illuminazione soffusa, che permettono di immergersi totalmente nell’ascolto.

Seed Library – Londra

Posto nel seminterrato dell’hotel One Hundred Shoreditch, questo listening bar a Londra offre un design anni Settanta e adotta un approccio “lo-fi” analogico. Ogni aspetto, dai drink alla musica, è curato nel minimo dettaglio, mentre la selezione musicale, rigorosamente su vinile, è curata in collaborazione con Diggers Dozen.

Spincoaster – Tokyo

Non era possibile non citare un listenign bar nella patria in cui sono nati. Si tratta di un locale non tradizionale, ideale da visitare da soli o in gruppo, all’interno di uno spazio essenziale, con pareti grigie fonoassorbenti, sedie in metallo e atmosfera ovattata. I dj alternano jazz newyorkese, rock alternativo, soul giapponese e city pop.

Per chi ama i listening bar ma vuole provare un Hi-Fi Bar

Mogo Hi-Fi – Milano

MOGO nasce dall’incontro tra due visioni che hanno il suono come linguaggio comune. Il progetto prende forma dall’idea dei due soci, Polifonic e Burro Studio, che costruiscono l’identità del locale partendo da una ricerca musicale precisa e da un’attenzione quasi ossessiva alla qualità dell’ascolto. Chiamare MOGO un listening bar non è corretto. È una distinzione sottile, ma essenziale, soprattutto per chi frequenta e ama questo tipo di luoghi. MOGO è un Hi-Fi Bar and Dining, e la differenza non è solo semantica, ma culturale. MOGO appartiene a un’altra genealogia. Quella dell’hi-fi bar contemporaneo, una formula che negli ultimi anni si è diffusa soprattutto in Europa e negli Stati Uniti. Il suono è centrale, ma non è isolato. La sigla “hi-fi” non indica solo alta fedeltà, bensì una cura estrema per ogni elemento della catena audio (amplificazioni valvolari, casse custom, giradischi e sorgenti di livello) pensata però per convivere con il ritmo vivo di un luogo abitato. In un hi-fi bar come MOGO si viene per ascoltare, ma anche per mangiare, bere, incontrarsi. La musica non chiede silenzio, chiede attenzione. Non impone una postura contemplativa, ma accompagna la socialità, dialoga con la cucina, con la mixology, con il design dello spazio. MOGO si muove in questo equilibrio preciso: un luogo in cui l’esperienza sonora resta protagonista, ma si apre alla convivialità e alla condivisione. Un hi-fi bar, appunto, dove la musica non è solo da ascoltare, ma da vivere.