Il secondo giorno di Haute Couture 2026, troviamo che i dettagli siano nello sfondo – e sottofondo – degli abiti: nei cinguettii, nei fruscii, nelle fronde, nelle onde e nelle terra in cui affondano i piedi di modelle scalze. Al crocevia tra meraviglia e semplicità, i designer cercano una felice sintesi tra le parti.

Gli animali fantastici di Matthieu Blazy da Chanel

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Vittorio Zunino Celotto//Getty Images
Chanel, haute couture primavera-estate 2026

Era settembre 2024 quando Matthieu Blazy, al tempo direttore creativo di Bottega Veneta, faceva sedere il pubblico della primavera-estate 2025 su pouf di pelle modellati in forme di animali. Michelle Yeoh sprofondava su una coccinella, Jacob Elordi su un coniglio. Quel che prima della rassettata dei set designer era una caverna brutalista adibita a magazzino, si era trasformata in una casa specchiata da Alice nel Paese delle Meraviglie. I capi evocavano le distorsioni della realtà operate durante l’età dell’infanzia, come gonne-pantalone asimmetriche a dare l’impressione che la modella si fosse bloccata nel mezzo della vestizione o giacche così oversize da sembrare ruberie dall’armadio del nonno. A costruire il senso di unità della collezione, perni lessicali come “gentilezza”, “dolcezza” e “gioco dell’infanzia”. La medesima estetica da animali fantastici, con le sue icone da Love Therapy (per dirla con Elio Fiorucci) ha attraversato oggi la passerella della couture Chanel primavera-estate 2026.

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WWD//Getty Images
Chanel, haute couture primavera-estate 2026

Il sottofondo è un brusio di versi animali e rumori della natura – cinguettii, fruscii, ronzii – accompagnato da una voce femminile di accento francese: “Mi piace l’idea del mistero | amo le persone elusive | detesto molto la familiarità | penso che possa essere un errore. Ma ciò che amo davvero è l’intimità”. Il set è un grande ovale circondato da fronde rosa e attraversato da funghi di varia statura. Il leitmotiv parlato prosegue a citare la libertà, la gioia e la semplicità – semplice come il gelato alla stracciatella, il preferito di Blazy. La direzione verso cui punta è chiara: la meraviglia. Ma anche – se così si può dire – una certa fungiformità. Forme di fungo guarniscono gli orli di completi semitrasparenti, dettano le bordature di gonne e tailleur, danno tridimensionalità agli slip dress. Il trailer della collezione – una sequenza che ricorda la scena in cui gli animali della foresta aiutano Cenerentola a ricomporre il suo abito, dopo che questo era stato rovinato dalle sorellastre – trova sintesi in una rassegna ancora di transizione da Bottega a Chanel.

L'abito "doppio" di Gurav Gupta è una delle immagini più interessanti della couture

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SEBASTIEN DUPUY//Getty Images
Gaurav Gupta, haute couture primavera-estate 2026

Per Gurav Gupta la tensione può diventare una linea. O anche, una serie di linee spesse come radici arboree che si dipartono dal fianco dell’abito per congiungersi con l’altro. Sono passate solo poche ore da quando lo stilista indiano, couturier (non a caso) degli abiti di innumerevoli celebrities sui red carpet globali, ha presentato la sua haute couture primavera-estate 206, e una coppia di abiti speculari-congiunti ha già fatto capolino come immagine-emblema della settimana. A guardarla, si respira quel “futuro primordiale” che Gaurav Gupta cita come miglior sintesi del suo lavoro. “Potresti letteralmente prendere uno qualsiasi di questi costumi e immaginarlo in un film fantasy o in un film fantasy futuristico. Quello che cerchiamo di fare è creare un nuovo universo immaginario”.

La mitologia delle sirene, già presente nel ready-to-wear della medesima stagione, si è ritrovata negli orli mossi come acqua dell’oceano, nei drappeggi anti-gravità, nelle gocce di cristallo, nelle paillettes a scaglie e nei nuclei corsettati. Maestro dell’arte surrealista, Gupta si definisce “molto elementare” quanto a ispirazioni: il punto di partenza è il fondo di un oceano o un paio di piedi che affondano nella terra di una foresta. Da qui inizia a costruire "il suo altro mondo".

Il periodo verde-azzurro Giada di Silvana Armani

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Stephane Cardinale - Corbis//Getty Images
Armani Privé, haute couture primavera-estate 2026

Come Pablo Picasso, anche Giorgio Armani ha avuto il suo periodo blu. Inaugurato da una primavera-estate 2011 intitolata La Femme Bleue tracciata a lettere plumbee su una proiezione di dune di sabbia, quella luminosa variazione tra il mare e il cielo si aggiungeva ai colori distintivi del signor Armani – il grigio brillante, il beige e l’iconico greige. Martedì sera, in occasione del suo debutto come direttrice creativa di Maison Armani, Silvana Armani ha proposto una diversa variazione di quel blu: un verde azzurro chiaro, altrimenti detto color Giada (nome, quest’ultimo, della collezione). Una pietra che simboleggia armonia, equilibrio, protezione e stabilità: idee che la visione indipendente del signor Armani e, oggi, della nipote Silvana Armani, hanno abbracciato, convinti che rendere le donne serenamente belle possa essere una dichiarazione di intenti. E anche che si possa fare senza eccedere in un hippie de luxe dalle tonalità pop, abbassando le lunghezze di gonne e pantaloni senza rendere le silhouette costrittive o inquietanti.

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Aurore Marechal//Getty Images
Armani Privé, haute couture primavera-estate 2026

Un’arte “in levare” che non ha nulla di minimalista: il gioco su un’unica palette limitatissima ha prodotto nei sessanta ensemble della collezione innumerevoli effetti diversi, dal cotone asciutto alla lucentezza della seta, dalle increspature marine sui top, simili a squame di sirena, ai movimenti ondulatori delle stoffe semi-rigide – una deriva di tessuto vaga come una brezza. La neo-direttrice creativa si è spinta un po’ più oltre, tendendo ancor più verso il quotidiano, eliminando i cappelli perché ritenuti poco moderni, riducendo i gioielli, prediligendo l’intimità allo stupore forzato, il domestico allo spettacolo. Ma lo stupore era pur presente negli occhi di chi guardava gli strati di micro cristalli applicati direttamente sulla pelle. Gli abiti si muovevano con la stessa naturalezza di chi li indossava, anche quando, sul finale, verde-azzurro si è indurito in un simil-nero per i look finale, fino a sciogliersi nel bianco dell’abito da sposa, disegnato dallo stesso Giorgio Armani.

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Victor Virgile//Getty Images
Armani Privé, haute couture primavera-estate 2026
Harper's Bazaar Fashion List
Cardigan in maglia
Lemaire Cardigan in maglia
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Jeans a gamba larga
Frame Jeans a gamba larga
Giglio Large Tote Bag
Gucci Giglio Large Tote Bag
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Stivaletti con tacco
Miu Miu Stivaletti con tacco
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