Potrebbe essere difficile trovare un punto d'incontro tra la regina Elisabetta e Kate Moss. Eppure, oltre alle loro origini britanniche, le due donne, apparentemente così lontane tra loro hanno condiviso una passione: il cappotto leopardato. D'altronde, questo è un capo che ha attraversato la storia senza mai perdere la sua centralità, perché un tocco animalier può essere indossato con la massima eleganza e naturalezza, elevando un look che altrimenti potrebbe risultare troppo classico. Per questo è stato amato e indossato dalle donne più di tendenza del Novecento, adattandosi agli stili più disparati: da quello ammiccante e suadente di Liz Taylor alle linee più rigorose di Jackie Kenndy. Il cappotto leopardato mette d'accordo tutti.
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Tra le prime a intuire la potenzialità della stampa leopardata la marchesa Luisa Casati, eccentrica ereditiera che ha ispirato notevolmente la moda del secolo scorso (sembra che proprio a lei sia ispirato il celebre newspaper dress di Dior, la socialite negli anni Venti utilizzò proprio un foglio di giornale a mo' di sciarpa). In una delle sue "performance" la si vede passeggiare per Venezia coperta da un'elegante soprabito animalier e un leopardo al guinzaglio. Diventerà un capo chiave delle star hollywoodiane per poi approdare a una sfilata di moda nel 1947 quando Christian Dior lo inserisce in una delle sue collezioni consacradolo per sempre come icona. Da lì in poi la pelliccia animalier è stata indossata da dive indiscusse del cinema, dalle americane Liz Taylor e Audrey Hepburn alle attrici italiane Sophia Loren e Monica Vitti. Donne dagli stili opposti, accomunate da questo capo che riesce ad adattarsi ai codici estetici più vari senza mai perdere la sua identità.
Estremamente scenografico, il cappotto leopardato diventa star anche sul grande schermo: tra i film che lo hanno visto come costume chiave c’è sicuramente Il Laureato, dove su Mrs. Robinson rappresenta un’arma di seduzione per attrarre il giovane Dustin Hoffman. Ma il cinema lo aveva già consacrato icona prima ancora: Barbra Streisand lo indossa in Funny Girl come simbolo di una femminilità audace e fuori dagli schemi, mentre Marilyn Monroe in Gli uomini preferiscono le bionde lo trasforma in un alleato glamour, ironico e irresistibilmente sensuale. Più tardi, negli anni Novanta, il leopardato torna a raccontare il carattere dei personaggi femminili anche in chiave più sottile e sofisticata: Gwyneth Paltrow lo sfoggia ne Il talento di Mr. Ripley, incarnando un’eleganza disinvolta e ambigua, perfettamente in linea con l’atmosfera raffinata e inquieta del film.
Torna sulle passerelle negli anni Novanta, diventando uno dei pattern più amati dalle regine dello stile minimal dell'epoca, come Carolyn Bessette-Kennedy. A riportarlo in auge e renderlo oggetto del desiderio di ogni amante della moda fu Azzedine Alaïa, che sceglie la stampa leopardata come protagonista della collezione autunno-inverno 1991-1992 e del cappotto animalier il punto focale.
Altri mostri sacri dell'epoca seguono il suo esempio come Alexander McQueen e John Galliano, esperti nella sperimentazione e nella provocazione. Il leopardato viene utilizzato in maniera quasi polemica: è predatorio, è violento ed è proprio dietro queste caratteristiche che si cela la sua bellezza.
Oggi il mondo della moda è tornato a innamorarsi del pattern animalier, che conquista cappelli, borse e accessori di ogni tipo. E in un revival felino come può mancare il vero protagonista di questa estetica? Il leopardato sfila in versione casual sopra i jeans sulle passerelle di Dolce&Gabbana, mentre da Anna Sui regna l'eccentricità, abbinato a stampe diverse e maxi occhiali da sole.
Anche Chanel lo ripropone nella sfilata ambientata nella metro di New York che ha conquistato il web sopra un tipico tailleur, mentre Khaite crea dei look abbinati giacca e gonna. A dimostrazione che questa stampa non passa mai di moda anche le collezione primavera-estate 2026 hanno la loro parte animalier, su giacche più leggere e adatte alla bella stagione: Alberta Ferretti lo declina su un morbido trench, mentre Valentino su un blazer corto e stretto in vita. L'ennesima dimostrazione che il cappotto leopardato possiede mille facce e ancora oggi può vestire chiunque: dalle modelle alle regine.











